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Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot

Enzo Ceccotti, il protagonista, è un balordo coatto dei nostri giorni, dedito a piccole truffe quotidiane per sbarcare il lunario. Suo malgrado, dopo essere precipitato nel Tevere per sfuggire alla cattura della polizia, si ritrova dotato di superpoteri.  
Una forza sovraumana gli consente imprese impossibili 

Trama

28 febbraio 2017 – Lo chiamavano Jeeg Robot - Un film di Gabriele Mainetti. Con Claudio Santamaria, Luca Marinelli. Azione, durata 112 min. - Italia 2015

Nella stagione della rivalutazione delle storie di borgata e di marginalità sottoproletaria nella cintura suburbana di Roma, arriva il film d’esordio di Gabriele Mainetti, “Lo chiamavano Jeeg Robot”, a chiudere un’ideale trilogia aperta da “Non essere cattivo”, candidato italiano all’Oscar 2016, e proseguita con “Suburra”, pilot cinematografico di un progetto seriale pensato soprattutto per la tv. Già dal titolo è evidente il debito di passione del regista quarantenne, approdato al lungometraggio dopo alcuni riuscitissimi e premiati cortometraggi, per il mondo dei fumetti e cartoon giapponesi, i cosiddetti manga. Jeeg Robot, insieme a Mazinga e Goldrake, appartiene all’immaginario degli attuali cinquantenni, che furono adolescenti sul finire degli anni Settanta.

Enzo Ceccotti, il protagonista, è un balordo coatto dei nostri giorni, dedito a piccole truffe quotidiane per sbarcare il lunario. Suo malgrado, dopo essere precipitato nel Tevere per sfuggire alla cattura della polizia, si ritrova dotato di superpoteri. Una forza sovraumana gli consente imprese impossibili. Sulla sua strada entra presto la giovane Alessia, ragazza svalvolata rimasta fanciulla e convinta che Enzo sia il protagonista di Jeeg Robot d’acciaio. Ben più pericoloso è l’incrocio con lo Zingaro, boss di quartiere feroce e psicopatico, che si trastulla vestendosi alla moda degli anni Ottanta e cantando le hit di Anna Oxa e Nada. Un criminale senza scrupoli, in combutta con la camorra napoletana in trasferta, nella gestione del traffico di droga nella capitale. Ma soprattutto un uomo fragile e geloso del misterioso supereroe che gli ruba la scena mediatica, senza rivelare la sua vera identità.

In una sceneggiatura ricchissima di colpi di scena e ammiccamenti al decalogo del cinema di genere, Enzo / Jeeg Robot si troverà al bivio tra le strade del bene e del male, in un tripudio di effetti speciali casarecci, ma non per questo meno affascinanti. Come tutte le opere prime, “Lo chiamavano Jeeg Robot” trasuda l’amore per il cinema del suo autore, la meticolosità applicata ad ogni dettaglio e risvolto narrativo. Al terzetto di personaggi principali si aggiunge l’ambientazione di periferia, con le sue architetture fredde e moderne, quale “personaggio” aggiunto di una storia intelligente e ironica, amara e postmoderna. E se Claudio Santamaria porta la sua esperienza nella caratterizzazione dell’umanità dolente del protagonista, e Ilenia Pastorelli, pescata dal “Grande fratello” è una piacevole sorpresa nei panni di Alessia, la palma di migliore in campo va a Luca Marinelli, l’attore italiano dell’anno, scoperto dal grande pubblico proprio con “Non essere cattivo”, e carismatico interprete di un personaggio che incarna il male assoluto, con un retrogusto ironico. Accolto da una standing ovation al Festival di Roma, il film di Mainetti è un oggetto alieno (per fortuna) e una ventata di aria fresca nell'ttuale panorama del cinema italiano.

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