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Julieta

Julieta

L’incontro casuale con un’amica di infanzia della figlia Antia, convince Julieta a rinunciare al programmato trasferimento in Portogallo al seguito del fidanzato scrittore. Una strana inquietudine invade la matura donna, spingendola a restare a Madrid. 

Trama

14 marzo 2017 – Un film di Pedro Almodóvar. Con Emma Suarèz, Adriana Ugarte - Drammatico, durata 99 min. - Spagna 2016.

L’incontro casuale con un’amica di infanzia della figlia Antia, convince Julieta a rinunciare al programmato trasferimento in Portogallo al seguito del fidanzato scrittore. Una strana inquietudine invade la matura donna, spingendola a restare a Madrid. Antia ha fatto perdere le sue tracce dieci anni prima, e Julieta non ha più sue notizie da allora. La speranza di riabbracciarla, ridotta al lumicino, torna a prendere vigore. E Julieta, desiderosa di elaborare la sofferenza di una madre che ha perso l’unica figlia, affida alla carta emozioni e ricordi. In un lungo flashback ripercorre le tappe della sua vita, a partire dall’episodio che l’ha segnata. Un viaggio in treno, dove ha conosciuto il padre di Antia ma in cui, contemporaneamente, ha assistito al suicidio di un passeggero che aveva provato a parlarle. La gioia dell’incontro con l’uomo che l’avrebbe resa madre si mescola al senso di colpa per non aver saputo evitare il gesto estremo di uno sconosciuto.

Film dalle atmosfere hitchcockiane, “Julieta” ci restituisce l’Almodóvar dei giorni migliori, anche se con un’opera meno barocca ed eccentrica rispetto agli standard del regista spagnolo. Il tema del rapporto madre – figlia, la malattia, il fato, sono coordinate specifiche del percorso artistico dell’autore iberico. Ma quello che prevale in “Julieta” è il condizionamento di eventi apparentemente secondari nello sviluppo della vita, l’ineluttabilità del destino che conduce alla tragedia. Ispirato a tre racconti di Alice Munro, rielaborati e assemblati in un unico plot che mescola i piani temporali, il film di Almodóvar racconta l’essenzialità dei sentimenti che costellano l’esperienza umana. Il ritratto di una donna e del suo dolore segreto diventa la metafora della sofferenza che accompagna il percorso terreno. La distanza temporale tra i fatti narrati giustifica lo sdoppiamento del ruolo della protagonista tra due magnifiche attrici, Emma Suarez e Adriana Ugarte, che impercettibilmente si danno la staffetta e descrivono la parabola del personaggio.

Dopo aver esasperato i toni e trasformato in chiave grottesca e melodrammatica la sua personale rappresentazione della commedia umana, è evidente il bisogno di purezza e semplicità che ha ispirato Almodóvar in questo nuovo progetto, presentato con successo al festival di Cannes. Il controllo dello stile, manifestato anche dalla sobrietà dei colori e da una fotografia che ha perso le accecanti sfumature al neon e le bizzarrie caleidoscopiche di tanti lavori precedenti, contribuisce a recintare formalmente il mondo emotivo di Julieta in un perimetro di gioie e dolori, colpa e perdono, in cui è facile per lo spettatore riconoscersi e immedesimarsi.

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