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Indivisibili

Indivisibili

Sullo sfondo degradato del litorale domizio, le gemelle siamesi Viola e Dasy si esibiscono nelle feste di piazza e in improbabili banchetti nuziali stile “Il boss dei matrimoni”. A beneficiare delle doti canore delle ragazze sono soprattutto gli avidi genitori, consapevoli del perverso fascino aggiuntivo che la malformazione esercita sul pubblico.

Trama

21 febbraio 2017 – INDIVISIBILI Un film di Edoardo De Angelis. Con Marianna e Angela Fontana, A. Truppo, M. Rossi, T. Laudadio, M. de Notaris. Drammatico, 100 min. - 2016

Sullo sfondo degradato del litorale domizio, le gemelle siamesi Viola e Dasy si esibiscono nelle feste di piazza e in improbabili banchetti nuziali stile “Il boss dei matrimoni”. A beneficiare delle doti canore delle ragazze sono soprattutto gli avidi genitori, consapevoli del perverso fascino aggiuntivo che la malformazione esercita sul pubblico. Un meccanismo affaristico moralmente deprecabile ma redditizio. La situazione è destinata però a complicarsi quando un dottore prospetta alle sorelle la possibilità di separarsi. Condurre una vita autonoma e indipendente, soprattutto per Dasy, è un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Ma la decisione non viene accolta con piacere, per usare un eufemismo, da chi vorrebbe continuare a trarre profitto dalla singolarità della loro condizione. Non solo l'esecrabile famiglia, ma anche il controverso prete don Salvatore, che specula sulla credulità dei fedeli per losche operazioni edilizie, e il sedicente impresario Marco Ferreri, interessato a mettere le mani su quelle galline dalle uova d’oro.

Tornato nel territorio d’elezione del suo cinema, Castel Volturno e un hinterland di anarchia urbanistica e sociale, tensioni multietniche e assenza dello Stato, Edoardo De Angelis chiude con “Indivisibili” un’ideale trilogia sulla terra di nessuno a nord di Napoli, divenuta un simbolo della crisi morale che soffoca l’intera regione. Uno spazio vuoto, un panorama desolato abbandonato dalle istituzioni e occupato da traffici criminali, sversamenti illegali di rifiuti, rifugio di diseredati provenienti dalle zone povere del pianeta. Dopo “Mozzarella Stories” e “Perez”, che proprio nel casertano trovava il suo drammatico epilogo, De Angelis realizza il suo film più ambizioso e registicamente maturo. E anche politicamente più incisivo. Per la forza della metafora, che trascende una storia di separazione personale per alludere allo sforzo di una comunità di liberarsi dalle zavorre criminali e iniziare un nuovo percorso. Una parabola di redenzione suggerita dalla presenza dell’acqua e dal tuffo in mare delle protagoniste, un liquido amniotico che prelude alla loro rinascita.

Muovendosi in un immaginario cinematografico che evoca il grottesco felliniano (omaggiato con la sequenza del trasporto aereo della statua del Cristo, prologo de “La dolce vita”), l’esistenzialismo di Antonioni, il gusto del paradosso di Sorrentino, l’umanità bestiale di Garrone, “Indivisibili”, tratto da un soggetto di Nicola Guaglianone e prodotto da Pierpaolo Verga, sancisce la definitiva affermazione autoriale del suo regista. Un incrocio di tecnica, espressa nel virtuosistico piano sequenza di apertura e nella struttura volutamente aperta e simbolica, oculatezza nella scelta delle musiche (una superlativa colonna sonora affidata ad Enzo Avitabile) e nella composizione del cast: con la rivelazione delle sorelle Fontana e la loro coraggiosa interpretazione in un dialetto casertano raramente udito al cinema. E un parterre di straordinari attori – i laidi genitori Massimiliano Rossi e Antonia Truppo, gli zii collusi Toni Laudadio e Marco Mario de Notaris, l’ambiguo sacerdote Gianfranco Gallo, il medico coscienzioso Peppe Servillo, l’infido impresario Gaetano Bruno – a comporre un quadro magnetico e inquietante sulla deformità materiale e psicologica che disumanizza il nostro tempo.  

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