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In guerra per amore

In guerra per amore

“In guerra per amore” conferma la vocazione del suo autore per un cinema di denuncia che risvegli le coscienze e aiuti a stigmatizzare le radici e le responsabilità del male endemico che soffoca la sua terra natale. La mafia non esiste per caso. 

Trama

Arturo Giammaresi è cresciuto, ma la magia del cinema lo riporta indietro nel tempo. Ha lo stesso nome del piccolo protagonista del film d’esordio di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, “La mafia uccide solo d’estate”, ambientato nei primi anni Ottanta, il giovanotto di origine siciliana che, mentre in Europa infuria la seconda guerra mondiale, ama a New York la graziosa nipote del titolare del ristorante presso cui lavora come sguattero. Una ragazza che si chiama Flora, anche lei con lo stesso nome della bambina di cui era invaghito l’adolescente Arturo nell’opera precedente. Ma Flora è stata promessa in sposa al rampollo di una potente famiglia mafiosa, e al povero e candido Arturo non resta che tentare un’ultima carta per sventare un matrimonio già scritto: recarsi personalmente in Sicilia a chiedere la mano di Flora al padre della ragazza. Il modo migliore per raggiungere la lontana Italia, per lo squattrinato Arturo, è arruolarsi nell’esercito americano, pronto a sbarcare in Sicilia per iniziare la liberazione dell’Europa dal nazifascismo. Catapultato, letteralmente e a dorso di un asino, in un altro mondo, Arturo, e i commilitoni yankee con lui, scopriranno che sull’isola mediterranea più che doversi scontrare / confrontare con gli eserciti italiani o tedeschi, l’interlocutore privilegiato si chiama mafia. E grazie ad accordi sottobanco con le potenti famiglie che dominano l’isola, e la benedizione di Lucky Luciano, la liberazione della Sicilia e la risalita della penisola italiana saranno un gioco da ragazzi.

“In guerra per amore” conferma la vocazione del suo autore per un cinema di denuncia che risvegli le coscienze e aiuti a stigmatizzare le radici e le responsabilità del male endemico che soffoca la sua terra natale. La mafia non esiste per caso. E se ne “La mafia uccide solo d’estate” era la classe politica il bersaglio dei suoi strali, Pif punta ora l’indice contro le forze alleate americane, che, nel nome della democrazia e della libertà, non si fecero scrupolo di scendere a patti con le cosche. Arrivando addirittura a nominare, in incarichi di responsabilità, i principali padrini siciliani, per gestire l’amministrazione delle città affrancate dal fascismo. Una denuncia avvalorata dalla produzione dei documenti ufficiali che comprovano la trattativa, e resa drammaticamente dal personaggio del tenente Catelli, che si ribella agli ordini dei superiori.

Pescando da un immaginario cinematografico e letterario che mescola la fantasia protettiva del Benigni de “La vita è bella”, il sentimentalismo impacciato di Troisi, il Candide di Voltaire e l’atteggiamento naif di “Forrest Gump”, Pif percorre la strada del realismo magico e poetico per raccontare la pervasiva infiltrazione della malavita organizzata nella vita dei siciliani. E se il rischio incombente è di sconfinare nello stereotipo e nella macchietta, nella semplificazione eccessiva, il premio, per gli spettatori e per lo stesso regista-attore, è di essere sedotti da una storia commovente e toccante, che con leggerezza e ironia affronta temi drammaticamente seri. 

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