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Gli ultimi saranno ultimi

Gli ultimi saranno ultimi

Per Massimiliano Bruno non c’è molto da stare allegri sul futuro della società. La crisi economica, la perdita dei posti di lavoro sta spingendo verso la disperazione tantissime persone, angosciate e sfiduciate sulla possibilità di continuare a condurre una vita dignitosa.

Trama

Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno. Con Paola Cortellesi, Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio - Commedia, 103 min. - Italia 2015.

In una parafrasi amarissima della parabola biblica, secondo la quale, ottimisticamente, gli ultimi saranno i primi, per Massimiliano Bruno non c’è molto da stare allegri sul futuro della società. La crisi economica, la perdita dei posti di lavoro sta spingendo verso la disperazione tantissime persone, angosciate e sfiduciate sulla possibilità di continuare a condurre una vita dignitosa. E’ una famiglia tipo dei nostri tempi quella raccontata dal regista romano in “Gli ultimi saranno ultimi”. Lei è Luciana, operaia in un’azienda dell’entroterra laziale, nella zona del lago di Bracciano. Un impiego umile ma sufficiente per tirare avanti e incontrare gli amici nel tempo libero in frugali ristoranti dai nomi improbabili (“Cacio e pesce”…). Il marito Stefano vive di espedienti, senza riuscire a combinare mai nulla di importante e affidandosi all’azzardo delle scommesse.

Parallelamente, nel piccolo borgo di Anguillara arriva il poliziotto veneto Toni, trasferito in periferia con disonore, per essere stato in parte responsabile della morte di un giovane collega in servizio. Due filoni narrativi che inevitabilmente prima o poi dovranno incrociarsi, come anticipato dalle immagini iniziali del film. La sospirata gravidanza di Luciana rompe l’equilibrio. L’azienda non le rinnova il contratto, la sua esistenza diventa sempre più precaria e il dramma si avvicina pericolosamente.

Il malessere embrionale, ancora camuffato da commedia, accennato nei precedenti “Viva l’Italia” e “Nessuno mi può giudicare”, deflagra in forma tragica nel film che segna il passaggio definitivo di Bruno alla maturità. Come da inclinazione del regista, la sua opera è anche l’occasione per dipingere un affresco corale delle disuguaglianze e dei pregiudizi che si annidano nella società. E’ il caso del trans Manuela, che arricchisce la narrazione con una critica sulle discriminazioni di genere. O come l’abietto comportamento dei vertici aziendali, che si disfano della professionalità di Luciana non appena si accorgono che è incinta. A reggere il peso di un personaggio complesso, sospeso tra la bonaria gestione di relazioni sociali improntate alla semplicità e ai valori solidi trasmessi dal padre e la deriva drammatica del precipitare degli eventi, è un’attrice di razza come Paola Cortellesi.

Spalleggiata dal caciarone Alessandro Gassman, a suo agio nei panni del maschio tradizionale italiano, scansafatiche e zuzzurellone. Un discorso a parte merita Fabrizio Bentivoglio, la cui malinconia esistenziale prepara alla svolta tragica. Ma Bruno è innanzitutto un autore di commedie, e dunque anche la situazione più nera può riservare un filo di speranza. Tratto dall’omonima commedia di successo, portata sul palcoscenico dalla stessa Cortellesi, “Gli ultimi saranno ultimi” è cinema sociale sintonizzato sulla realtà. Un invito a riflettere che, in aggiunta ai tradizionali film d’autore, ha il pregio di riuscire a parlare anche al grande pubblico.