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Restauro Gruppo della Partenope

Restauro Gruppo della Partenope

L'opera di restauro è concepita nel plenario rispetto dell'idea di progetto originale, risalente al primo ventennio del XIX secolo, frutto del genio creativo di Antonio Niccolini, caposcuola del Neoclassicismo napoletano; detto ripristino è consistito nella repositio, sull'acroterio di mezzo della facciata principale, del Gruppo Scultoreo della Partenope tra i genii della commedia e della tragedia, in abiti classici, ivi situato sino alla rimozione avvenuta il 27 marzo 1969.


Il Teatro, voluto da Carlo di Borbone, costruito nel 1737 su disegno di Giovanni Antonio Medrano, presentava una facciata priva dell'avancorpo attuale, sulla cui sommità l'elemento decorativo della triade non era ancora presente.


Nel 1809 Gioacchino Murat, divenuto Re di Napoli, affida il restyling del Teatro napoletano all'architetto toscano Antonio Niccolini, già direttore scenografo, il quale opera una serie di trasformazioni, che modificano l'intero edificio.
Il primo intervento concerne l'avancorpo: allo scopo di dotare la struttura di un nuovo ingresso, capace di accogliere vetture al coperto, vengono inseriti l'elegante loggia ionica e, sull'acroterio centrale del frontone, l'allegoria scultorea della Partenope.
Per la parte superiore del prospetto frontale, il Niccolini, durante la fase progettuale, ipotizza almeno 3 diverse soluzioni, attestate da schizzi e bozzetti di studio, i quali mostrano le tappe della genesi ideativa, che, partendo da un, mai realizzato, timpano triangolare, forato nella zona centrale dalla presenza di un finestrone semicircolare ed ospitante un gruppo scultoreo, costituito da una quadriga, giunge ad una soluzione intermedia con un attico piano, per poi approdare alla definitiva versione del frontone, chiuso alle estremità laterali da due acroteri, cinti da tripodi, aventi la funzione di celare i comignoli, ed interrotto centralmente da una base piana, su cui poggia la Triade della Partenope.
Nella funesta notte del 13 febbraio 1816 nel Teatro divampa un incendio, cui scampano i soli muri perimetrali; la ricostruzione viene affidata sempre all'Architetto de' Reali Teatri, Antonio Niccolini, il quale inaugura il 12 gennaio 1817 il Teatro restaurato.


Da allora, il Gruppo Scultoreo che era stato ricostruito ricostruito conformemente alla versione originale, ha subito purtroppo nel tempo una serie di alterazioni delle parti: è stato possibile individuare tali modifiche, di cui , la triade è stata oggetto, grazie ad un'attenta ed alacre ricerca, iconografica e documentale, ed al successivo studio di questo eterogeneo e composito materiale, costituito da incisioni, disegni, bozzetti e foto storiche; l'analisi accurata di questi documenti ha fornito gli essenziali parametri, per effettuare la restituzione grafica e materica.
Nel 1835 l'incisore Ferdinando Mori così descriveva il gruppo della 'Partenope': «.... in figura di maestosa matrona è rappresentata la città di Napoli elevata su magnifico seggio, ornato delle immagini delle Sirene, ad accogliere con onorevaole munificenza i due genii, che sopra le are, d'analoghi emblemi adorne, sacrifizii gli offrono. Distende ella la destra porgendo al genio della tragedia aurea corona; e colla manca mano al genio della commedia di corona d'edera e alloro fa dono. Il tipo delle antiche monete di Napoli, ebone coronato dalla Vittoria, in bassorilievo sculpito orna il suppedanco del seggio?». Dalla tavola II, contenuta nel volume Real Teatro di San Carlo dimostrato con tavole incise in rame...,- Ortografia Esterna, Napoli 1835, Stamperia e Cartiera del Fibreno - Napoli, si evince, che, già dal 1834, anno in cui Antonio Niccolini compie un nuovo restauro del Teatro di San Carlo, vengono apportate le prime modifiche al gruppo scultoreo: secondo un preciso gusto romantico, le figure dei geni, che affiancano la Partenope, acquistano le ali.
Il materiale utilizzato per la realizzazione del gruppo scultoreo, stucco su muratura di tufo, con rinforzo interno dato da una struttura metallica, ne ha costituito il tallone d'Achille, agevolando il deterioramento connesso e conseguente all'azione incessante degli agenti atmosferici. Nel corso del tempo si sono, quindi, resi indispensabili diversi e differiti interventi restaurativi, atti a reintegrare le parti versanti in cattivo stato di conservazione o irrimediabilmente compromesse. La modellatura e la forma plastica delle statue sono state, dunque, più volte alterate, risultando sempre più difformi dall'originale niccoliniano, e dando luogo all'anomala conformazione della Partenope nella versione giunta fino al marzo 1969 nelle quali le braccia sono configurate simmetricamente nel gesto di impugnare corone d'edera e d'alloro, e la fiaccola, impugnata da uno dei due geni è sostituita da una tromba (unico frammento superstite).
Il 27 marzo 1969 una pioggia insistente innesca un irreversibile processo di sgretolamento della triade: la statua centrale mostra preoccupanti fenditure, che ne fanno ritenere compromessa la stabilità; intervengono i vigili del fuoco, che rimuovono parte del Gruppo Scultoreo, come testimoniano le cronache cittadine ritrovate.


Le restanti parti rimangono in attesa di ricostruzione fino al 1972, anno in cui, a causa di un grave incendio, si ricostruiscono parzialmente i solai di copertura e viene completata la rimozione della Triade.
A causa dell'urgenza, con cui si è operato, giustificata dallo stato di pericolo creatosi, contrariamente all' id quod plerumque accidit, non sono stati ricavati i calchi del Gruppo scultoreo, prima di procedere alla rimozione; ciò ha reso indispensabile una lunga, meticolosa e metodica ricerca storico-archivistica, che, congiuntamente all'uso delle odierne tecniche grafiche computerizzate, ha consentito l'elaborazione di grafici di progetto, cui è seguita l'esecuzione di un modellino di studio in creta alla scala 1:10.
Il progetto di ricostruzione e di ricollocazione dell'allegoria scultorea è stato elaborato avvalendosi di tecnologie e materiali di ultima generazione, non disgiunto dal rispetto della figurazione niccoliniana, concretatasi nella versione ricostruita dopo l'incendio del 1816.


Dopo un'attenta e precisa definizione dei cartoni di studio di tutti gli elementi presenti nel gruppo scultoreo, le varie parti della triade sono state realizzate separatamente con modelli (a perdere) in creta, dai quali si son potuti trarre calchi in gomma siliconica e controcalchi in resine (plasticrete P cast -Camattini spa) armate con fibre. Da queste forme si sono ricavati, con una sovrapposizione di 5 strati di fibre e resine, gli elementi finiti da assemblare su una struttura metallica in acciaio non a vista. Le statue così realizzate sono state successivamente riempite con poliuretano espanso e finite con un trattamento superficiale di patinatura impermeabile, utilizzando Acril AC 33, ocra giallo e terre d'ombra naturale, a perfetta imitazione dei materiali impiegati originariamente. Detti materiali, così trattati, consentiranno di preservare dalle azioni aggressive delle intemperie il Gruppo della Partenope, conferendo, allo stesso, anche la leggerezza necessaria per non sconvolgere il nuovo assetto statico, acquisito dalla struttura di copertura e dai paramenti murari di facciata. Ciascuno dei singoli elementi così realizzati sarà assemblato in sito su una piastra madre in acciaio, che sarà, successivamente, posizionata sul tripodo esistente sul timpano, predisposto con opportuni tirafondi in acciaio inox inghisati nella muratura esistente.

 

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